Sarina Valentina nasce in Russia, in una piccola città della Siberia orientale. Cresciuta in un contesto familiare tradizionale, fin dall'adolescenza avverte un forte disagio rispetto al genere assegnato alla nascita. I primi ricordi legati all'identità di genere risalgono all'infanzia, quando indossava di nascosto i vestiti della sorella maggiore e si rifugiava in giochi solitari per esplorare la propria femminilità. La mancanza di informazioni e di modelli di riferimento nella Russia degli anni Novanta la porta a vivere un lungo periodo di confusione e isolamento. A sedici anni, trovata in camera con abiti femminili, subisce un duro confronto con i genitori, che la costringono a trasferirsi da una zia a Mosca. Nella capitale russa entra per la prima volta in contatto con la comunità LGBTQ+ locale, scoprendo l'esistenza della terapia ormonale e delle possibilità di transizione. Con grande determinazione, inizia a risparmiare denaro lavorando in un bar, e a diciannove anni intraprende il percorso di transizione, assumendo estrogeni per via informale, data la difficoltà di accesso ai protocolli medici ufficiali.
Nel 2014, dopo aver completato la prima fase del percorso di transizione, Sarina decide di lasciare la Russia a causa dell'atmosfera sempre più repressiva verso le persone transgender. Con un visto turistico vola a New York, dove una sua amica conosciuta online la accoglie nel Queens. I primi mesi sono durissimi: parla un inglese scolastico, non ha un permesso di lavoro e si mantiene con lavori occasionali, come badante e cameriera in un ristorante russo di Brighton Beach. Durante una serata in un club transgender di Manhattan conosce un produttore indipendente di film per adulti, che le propone un provino. Inizialmente titubante, Sarina accetta per necessità economica e per la curiosità di esplorare un ambiente dove la sua identità di genere veniva accettata senza giudizi. La sua prima scena viene girata in un appartamento di Brooklyn nel 2015 e, nonostante l'inesperienza, ottiene un discreto riscontro sulle piattaforme di settore.
La combinazione tra il suo aspetto slavo, il fisico snello e la naturalezza davanti alla telecamera la fa notare rapidamente. Nel 2016 firma un contratto con una delle principali agenzie specializzate in performer transgender, trasferendosi a Los Angeles. Qui lavora con studi come TransAngels, Devil's Film e Gender X, diventando una delle figure più richieste del genere TS. Sarina racconta che inizialmente la parte più difficile è stata gestire la pressione psicologica: la paura di essere riconosciuta in patria, il dover bilanciare la transizione medica con le riprese, e la necessità di costruire un personaggio pubblico che fosse fedele alla sua vera identità. A differenza di molte colleghe, preferisce scene che raccontino una storia o un’interazione romantica, piuttosto che situazioni puramente meccaniche. Questa scelta artistica le vale una base di fan affezionati e critiche positive da parte della stampa di settore.
Nel 2018 riceve la nomination agli AVN Awards come miglior performer transgender, e l'anno successivo vince il premio agli XBIZ Awards nella categoria “Trans Performer of the Year”. Pur apprezzando il riconoscimento, Sarina preferisce mantenere un profilo basso: non partecipa a eventi mondani se non strettamente necessari, e usa i social con moderazione. Nei momenti liberi si dedica al volontariato in un centro di accoglienza per giovani transgender a Los Angeles, offrendo supporto emotivo e consigli pratici a chi sta vivendo il suo stesso percorso. In alcune interviste ha rivelato di aver finanziato di tasca propria l’operazione di riassegnazione genitale di una ragazza ucraina incontrata online, senza mai rendere pubblica la cosa. Questo lato umano, lontano dai riflettori, emerge solo da testimonianze di amici e colleghi.
Oggi Sarina vive tra Los Angeles e una piccola casa in Arizona, dove si ritira per periodi di isolamento. Ha ridotto il numero di scene girate a circa una al mese, privilegiando collaborazioni con registi che rispettano le sue condizioni di lavoro. Parallelamente ha aperto un piccolo canale su una piattaforma di contenuti a pagamento, dove pubblica video più personali e intimi, spesso girati in autonomia. In una rara intervista del 2023 ha dichiarato di non voler più tornare in Russia, nemmeno per visite temporanee, ma di mantenere un legame con la lingua e la cultura attraverso la lettura di classici russi. Sta anche seguendo un corso di counseling online, con l'idea di diventare terapeuta specializzata in identità di genere una volta conclusa la carriera nell'adulto. Chi la conosce la descrive come una persona riservata, ironica e profondamente dedita alla cura di sé e degli altri, lontana dagli stereotipi che spesso accompagnano il mondo del porno transgender.